4 cose da mangiare a Firenze: guida gastronomica nel capoluogo toscano.

4 piatti da mangiare a Firenze

4 cose da mangiare a Firenze: guida gastronomica nel capoluogo toscano.

Fossi un turista straniero, pensando all’Italia, non potrei fare a meno di ipotizzare un viaggio in una delle città più famose della nostra penisola. 

Firenze, capoluogo della regione Toscana, è universalmente nota per essere una delle città d’arte più belle al mondo, nel mio cuore non solo per Galleria degli uffizi o da Ponte Vecchio. Passeggiando per la città, profumi e atmosfere, infatti, solleticano anche palato e stomaco.

Osterie, ristoranti, food truck: le attrazioni quando parliamo di cucina a Firenze non mancano di certo. Ecco, quindi, i 4 piatti, e street food, da mangiare quando si visita la città. Prima di iniziare però lasciamo le valigie al sicuro in un deposito bagagli a Firenze per muoverci liberamente per la città senza avere impicci.

Il Panino Con Il Lampredotto

Partiamo subito con uno degli elementi caratteristici tanto di Firenze quanto di tutto l’universo culinario gastronomico toscano

Il panino con il Lampredotto è un panino emblematico della cucina locale che prende il nome da un invertebrato acquatico chiamato Lampreda che, per forma, ricorda l’ingrediente principale del piatto.

Qual è l’ingrediente principale del panino?
Trippa, realizzata a partire dall’abomaso del bovino. 

La trippa in questione viene cucinata con pomodoro, cipolla, sedano e prezzemolo, per poi venir condita insieme al pane con brodo o con la salsa verde toscana, un must per chiunque sia interessato ad assaggiare un panino al lampredotto veramente local.

La Pappa Al Pomodoro

Dopo un piatto dedicato ai carnivori con stomaci forti passiamo invece a qualcosa che farà la gioia di tutti i vegani alla lettura.

La pappa al pomodoro, universalmente nota anche grazie ad una canzone scritta da Nino Rota e Lina Wertmüller, è un piatto povero, forse il più noto di tutta la cucina Italiana.

La pappa al pomodoro riesce in una complicata missione: ricordare a tutti quanti di quanto sia importante la semplicità a tavola, capace di generare combinazioni di sapori, odori e colori da cui è difficile separarsi tanto presto.

La sua natura di piatto povero si evince direttamente dagli ingredienti.
Per fare una buona pappa al pomodoro sono necessari semplicemente aglio, basilico, olio extravergine d’oliva, pomodoro e pane toscano raffermo

La storia della pappa al pomodoro

Non tutti lo sanno ma la pappa al pomodoro è uno dei primi piatti locali a diventar famosi in tutto il territorio italiano. Il piatto, infatti, venne fatto conoscere fuori dal territorio fiorentino/toscano a partire dal 1912 grazie al Giornalino di Gian Burrasca.

La pappa al pomodoro è infatti al centro di uno degli eventi che accadono nella seconda metà del romanzo di Vamba. Questo e il successivo sceneggiato televisivo diretto da Lina Wertmüller hanno definitivamente trasformato quello che era un piatto contadino in un simbolo della cucina locale.

La ribollita

Rimanendo sempre in area piatti poveri troviamo anche la ribollita, ovvero il piatto di recupero della tradizione culinaria toscana. 

Le origini della pietanza in questione si possono ricollegare al medioevo, quando ai servi dei nobili erano concesse soltanto le rimanenze del pane. 

Queste rimanenze venivano fatte insaporire in una zuppa insieme a verdure e legumi, ottenendo quindi una sorta di versione primordiale del piatto ad oggi famoso. 

Questi pezzi di pane venivano fatti bollire insieme alle verdure facilmente recuperabili dall’orto in delle zuppe, diventando poi il piatto base su cui poi si è sviluppata l’attuale ribollita.

Gli ingredienti cardine della ribollita sono pane raffermo toscano (esattamente come nella pappa al pomodoro), fagioli cannellini, verza, bietole, patate, pomodori, cipolle, carote, spezie ed un ottimo brodo vegetale

Da dove viene il nome ribollita?

La ribollita è particolarmente apprezzata dalla popolazione contadina dell’epoca per il suo essere durevole. La zuppa era in grado di durare anche per tutta la settimana se la si faceva ri-bollire.

Il nome ribollita, infatti, viene proprio da questa pratica: la zuppa durante il corso della settimana veniva fatta bollire più volte all’interno dello stesso pentolone, acquisendo progressivamente i sapori delle verdure in ammollo.

La bistecca fiorentina

Difficilmente è possibile pensare, anche per una questione di nomi, ad un piatto che richiama maggiormente Firenze. La bistecca fiorentina è un taglio di carne bovina ricavato dalla lombata ed è considerata una delle più buone bistecche al mondo.

Che cos’è la fiorentina? Definire una bistecca fiorentina è una faccenda abbastanza facile perché è un argomento particolarmente discusso tra appassionati ed esperti nel corso degli anni.

Nel 1991 con la creazione dell’organizzazione “Accademia della fiorentina” si è arrivati a definire in maniera univoca le caratteristiche più importanti della carne in questione.

  • La fiorentina può provenire solo da Vitelloni bianchi dell’appennino centrale con età tra i 15 ed i 18 mesi
  • Deve pesare un minimo di 800 grammi
  • Deve essere alta almeno 5 centimetri
  • Deve essere di un colore rosa con marcature scure
  • Deve comprendere osso, filetto e controfiletto

Una volta appurato che la bistecca in questione sia una vera fiorentina arriva il pezzo forte ovvero la cottura

È tradizione (e su questo i toscani sono piuttosto severi) che la fiorentina riceva una cottura un po ‘minimale diciamo. Bastano 3 o massimo 4 minuti sulla brace per ottenere una cottura al sangue. 

Queste sono le condizioni in cui la fiorentina sprigiona il massimo del suo potenziale organolettico, diventando una vera e propria esperienza per le papille gustative dei fortunati assaggiatori.

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lampredotto

https://initalia.virgilio.it/bistecche-tra-le-13-migliori-al-mondo-una-e-italiana-12221

https://ricette.giallozafferano.it/Ribollita.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Pappa_al_pomodoro

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_giornalino_di_Gian_Burrasca

VALENTINA SCANNAPIECO
va.scaneco@gmail.com

Illustratrice, consulente di marketing, scrittrice di racconti per bambini e appassionata di viaggi e cucina (fatata).